“Report” e il Falso BIO: oltre alle truffe esiste un mondo virtuso del BIO e un inesplorato mondo di pesticidi altamente tossici per la salute


Che dolore che ho provato nel vedere la puntata di Report andata in onda ieri, 10 Ottobre 2016, sul Falso Bio, tema i cereali. Ed anche un po’ di sconforto immediato, ed io credo nel Biologico ed io lo sostengo; non oso  immaginare la reazione di quanti invece scettici hanno visto ieri la puntata, e i discorsi da bar di oggi, “ Lo dicevo io che il BIO è tutta un fregatura solo per prendere più soldi”. Ma poi dopo aver accusato il colpo, ecco alcune considerazioni che mi sembra importante condividere oggi con tutti.

In primis, Liuzzi, l’agricoltore pugliese, ( che al momento non mi sento di chiamare Signore, se le accuse mosse sono reali), è uno dei tanti furbi che per puro scopo di lucro personale, infanga etica e il lavoro di tante persone oneste e tanti giovani, più consapevoli oggi di quanto sia necessario invertire questo avvelenamento del pianeta operato negli ultimi 50 anni, ai danni della salute degli agricoltori, dei residenti nelle aree agricole intensive e dei consumatori.

Perché se non ammettiamo le truffe nel BIO ed è ovvio che non possiamo e vogliamo, non possiamo neanche accettare che per legge siano utilizzate sostanze cancerogene per produrre alimenti che mangiamo ogni giorno:  pesticidi che permangono nell’ambiente per decenni, causando danni all’ambiente stesso e alla salute. Si parla di lento avvelenamento del pianeta, ossia una esposizione cronica a cui tutti noi siamo esposti, a basse dosi per lunghi periodi. Una esposizione che inizia da bambini che oggi si ritiene essere tra le cause possibili di patologie tumorali e neurodegenerative. Sono tante sostanze diverse, ormai presenti nell’aria e nelle acque e nel cibo. Il report di Legambiente (Pesticidi nel piatto 2015) documenta la presenza di multiresiduo ( fino a 15 sostanze diverse in un unico alimento l’uva), il report di  GreenPeace sui meleti intensivi ( 2015), che ci documenta la presenza di una elevata contaminazione nelle acque e nei campioni di terreno limitrofi ai terreni trattati , la presenza di 13-18 sostanze diverse (e l’Italia è con val di Non e Valtellina, è quella col maggior numero di residui trovati), tra cui il clorpirifos, – -noto interferente endocrino, già vietato in USA per i gravi danni ad esso associati sul cervello dei bambini, ma permesso in Europa e Italia) e  che in alcuni punti ha superato i livelli ammessi per la qualità delle acque (SQA). E parlando di acque, il  report dell’’ISPRA ha evidenziato che quelle superficiali (fiumi, laghi, torrenti) contengono pesticidi nel 64% dei 1.284 punti monitorati (nel 2012 erano il 57%), quelle sotterranee nel 32% dei 2.463 punti studiati (erano il 31% nel 2012). Solo un campione superficiale su cinque in Italia non è solo contaminato e la pianura padano-veneta, risulta la più inquinata. Fra le sostanze rilevate più spesso c’è il glifosato, insieme al suo prodotto di decadimento, l’Ampa,: nelle acque superficiali l’AMPA si rileva nel 41% dei campioni analizzati mentre il glifosato nel 19%), nonostante vengano ricercate solamente in due regioni: Lombardia e Toscana. Questo è un evidente segno che qualcosa ci è sfuggito di mano senza controllo, ma non fa il dovuto scalpore.  Cosi mi viene da dire che ci sono truffe palesi e ci sono provvedimenti che a volte appaiono come utilissimi, ma poi si rivelano comunque scappatoie a favore dei pesticidi: come il caso del glifosato. Dichiarato probabile cancerogeno dallo Iarc, ( Lancet Oncology 2015) è stato oggetto di una lunga battaglia che riguardava il rinnovo del brevetto,   che a fine giugno è approdata ad un limite all’utilizzo  del pesticida  ha fissato al 31 dicembre 2017 un nuovo termine alla vendita in Europa.  Il decreto in particolare ne vieta l’uso in zone “frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie”. Ma in agricoltura se ne consente ancora l’uso – sebbene con una limitazione in fase di pre-raccolta o in combinazione con le Poe-tallowamine. Ma  è un probabile cancerogeno diffuso in tutte le acque, ma non solo. Dopo il monitoraggio del glifosato nelle urine, effettuato da un gruppo di volontari in Germania in  il 98% delle persone risultava con residui nelle urine, e la fascia di età più esposta è risultata quella tra 10 e 19 anni,  anche alcuni parlamentari italiani hanno deciso di effettuare il monitoraggio urinario, trovando anch’essi glifosate nelle loro urine. Dall’ambiente, il probabile cancerogeno passa al cibo e dal cibo passa a noi e la cosa sembrerebbe molto diffusa, ma allora, Il principio di precauzione dov’è? Se le truffe nel biologico, giustamente in alcuni fanno accendere il dubbio e la sfiducia verso un settore in crescita ma che ancora necessita di qualche messa a punto, cosa dire della totale incoscienza con cui abbiamo accettato e accettiamo questo continuo avvelenamento senza neanche renderci conto? 

Chi vive in prossimità di aree intensamente coltivate, non solo si deve barricare in casa per l’aria irrespirabile durante i trattamenti, ma questo non è sufficiente: da un monitoraggio da noi effettuato su un piccolo gruppo di residenti,abbiamo evidenziato che l’esposizione ambientale non solo risulta in un incremento di pesticidi nelle urine, ma induce danni al DNA e ai suoi sistemi di riparazione, che è direttamente proporzionale all’intensità dei trattamenti e alla vicinanza dei campi coltivati, e tali risultati sono emersi da uno studio più ampio effettuato su bambini, i più vulnerabili (Alleva et al. Mol Nutr Food res , 2016, JM Sutris, 2016 Int J Occup Environ Med.) E’ importante sapere che  l’integrità del DNA è fondamentale per la salute e la prevenzione dai tumori, e l’esposizione cronica può alla lunga rendere inefficienti i sistemi enzimatici  cellulari che lavorano costantemente per riparare  i danni causati dalle sostanze genotossiche. E particolarmente vulnerabili all’esposizione sono donne in gravidanza che possono trasmettere al feto queste sostanze, che possono interferire pesantemente sul feto in formazione; non a caso forti evidenze scientifiche associano la esposizione in utero a problemi  cognitivi post-nascita deficit del QI, aumentata incidenza di autismo e alcuni tipi di tumore che si manifestano in’età pediatrica. Si deduce quindi che vivere in campagna non è più sano oggi, come  ho letto sul quotidiano “Oggi Treviso” in cui Fabio Padovan, racconta che  ha lasciato la propria casa immersa tra i vigneti di Collabrigo e si è trasferito con la famiglia in un appartamento a Conegliano. Una scelta dettata dalla paura dei pesticidi, dall’aria che si era fatta irrespirabile. E sempre più sono testimonianze di questo tipo, riportate dal  “Il Quindicinale” n.893 Anno XXXV n° 11, pubblicato a  giugno 2016. Insomma questa agricoltura dei pesticidi, con la quale vengono prodotti  la maggior parte degli alimenti che finiscono tutti i giorni sulle  nostre tavole e nelle mense scolastiche resta ancora una realtà a parte rispetto all’industria: infatti se nelle fabbriche non viene ammesso l’utilizzo diffuso di sostanze sospette cancerogene o con effetti cronici gravi senza interventi preventivi puntuali e rigidi, sottoposti alla vigilanza dei Servizi di prevenzione,  in agricoltura invece no: l’uso di sostanze pericolose con esposizione della popolazione è tranquillamente permesso, a fronte di inconsistenti consigli di prudenza contenuti nei regolamenti. Ma il punto è: ci sono reali controlli nei campi in cui si usano pesticidi? Per una mia piccola esperienza posso dire di no, o almeno non a tappeto come si dovrebbe visto che parliamo di sostante cancerogene, mutagenene e altamente persistenti nell’ambiente

Cosa penso allora del servizio di Report? Benvengano le denunce ben fatte per smascherare i furbi e truffatori, come sembra sia emerso essere il Liuzzi, che se colpevole,deve  subire una condanna decisa ed esemplare, perché il reato commesso non è semplice truffa ma si tratta di grave reato verso la salute pubblica oltre che uno screditamento importante del settore. Emerge dal servizio, se ho ben capito, anche che le falle sono lucidamente volute dall’alto, e su questo dobbiamo lavorare, come già sta facendo FederBIo   con la piattaforma informatica ideata, aderendo alla quale le aziende avrebbero  controlli più serrati ed possibilità di evidenziare in tempi rapidi eventuali difformità dai requisiti richiesti.

Milena Gabbanelli,  ha ripetuto più volte, durante gli stacchi tra un servizio e l’altro, che tanti sono quelli che  lavorano seriamente nel settore del biologico, ma  io so già che questo non avrà purtroppo  lo stesso peso e non resterà impresso nella memoria dei molti già titubanti, come i servizi andati in onda che hanno solo rafforzato le loro perplessità. Io che invece, appartengo all’ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente), associazione no profit che tra le sue mission ha anche quella di studiare, evidenziare e divulgare i dati scientifici pubblicati sulle patologie umane causate dall’ambiente malsano,  vedo quali sono le conseguenze dell’agricoltura dei pesticidi, giustificata dai LMRs (Livelli massimi residuali di pesticidi consentiti nell’alimento che non dovrebbero causare tossicità), che però non tengono conto nè delle esposizioni multiple ( respiro, mangio, bevo attraverso la contaminazione delle acque), nè della possibile tossicità combinata multiresiduo ( interazione tra i tanti residui di diversi pesticidi in uno stesso alimento e in corso di valutazione), né della variabilità individuale a detossificare, né dei bambini che hanno capacità di detossificazione ridotte rispetto ad un adulto).  E’ per questo che sono sempre più sicura e convinta che il futuro non può che essere  BIO e sempre e più certa che il lavoro,  già da oggi deve essere quello di valorizzare i produttori seri e tutelare la loro immagine costruendo basi più solide e controlli più seri, per tutelare anche i consumatori. A Milena Gabbanelli, professionista indiscussa e al suo ottimo staff, proporrei di fare una trasmissione dedicata a loro, ai BIO produttori seri che si oppongono    all’ agrochimica e perché no, un bel servizio riguardante i danni alla salute derivanti da esposizione ai pesticidi che possa avere lo stesso impatto di quello che ha avuto il servizio in onda ieri, magari anche con qualche Medico ISDE ospite in  studio.

 

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13 Commenti

  1. roberta pirlo
    12/10/2016
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    cerco di acquistare spesso prodotti bio e so che posso trovare prodotti veramente bio e altri no. ma è sempre meglio che acquistare prodotti non bio, trattati chimicamente.

    • 12/10/2016
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      Io credo Roberta che chi si approccia con convinzione e la dovuta cultura riesce ad affidarsi a produttori seri, e per fortuna ce ne sono, ma vengono costantemente travolti da qualche farabutto truffatore. Il Biologico è la strada da percorrere per salvare il degrado dei nostri terreni diventati improduttivi a causa dello sfruttamento chimico e per la salute umana che dipende dall’aria che respiriamo, acqua che beviamo e cibo che mangiamo: Le api e la loro moria sono indice di un ambiente non sano: differentemente dalle api, la esposizione prolungata a sostanze mutagene non ci uccide subito ma si trasforma in patologia dopo vari anni, motivo per cui più che mai è fondamentale PREVENIRE e ridurre pesticidi e altre sostanze pericolose per la salute

      • Roberta Pirlo
        18/10/2016
        Rispondi

        grazie Renata. mi piace molto quello che scrivi, anche in altre occasioni.
        buon proseguimento, ciao

  2. Walter
    12/10/2016
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    Sono un produttore biologico , faccio vino e altro e credo molto in questo chi fa un mestiere come il mio lo dovrebbe fare con passione e amore per la terra , chi fa questo mestiere è un custode della natura è una vocazione che va al di là del denaro e del lucro , tutta l’agricoltura dovrebbe essere bio e basta , sono però deluso dai controlli e certificati e carte e divise e asl e tutti coloro che si atteggiano da tutori del giusto ma il risultato è una delusione totale chiudo dicendo che il fatto di essermi certificato non sia stata una scelta saggia perchè le carte non potranno mai fare di un’azienda il bio ma solo se ce l’hai dentro è un modo di vivere ………… tanti vincoli tanti registri da compilare e poi ….

    • 13/10/2016
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      Caro Walter condivido tutto quello che ha detto. Se la Danimarca ha annunciato che dal 2017 l’agricoltura del paese diventerà tutta BIO, è evidente che certe scelte sono possibili. Il problema che il nostro paese è diviso tra truffatori, e gente seria, però le azioni dei primi hanno più risalto su quelle dei secondi. Sono d’accordo che le carte non servono- e di fatto il servizio lo ha dimostrato- ma è uno dei tanti esempi di burocrazia che alla fine è risultata inefficiente allo scopo-ossia garantire la qualità biologica sempre. Tuttavia se lei ci pensa non è una laurea che fa il medico o l’avvocato bravo, ma il suo operato. IO contuinuerei sulla sua strada io sono certa che alla fine che chi crede nella sostenibilità e ama la terra e non avvelena per produrre avrà la meglio

  3. carlo
    13/10/2016
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    Dai la sensazione di essere davvero poco informata. Se vuoi approfondire davvero, e fare VERA informazione, sono a tua disposizione. Meriteremmo un livello di dibattito più elevato.

    • 14/10/2016
      Rispondi

      Caro Carlo, dice? Eppure il lavoro di ricercatore che svolgo mi tiene costantemente davanti al PUBMED, mi sarà sfuggito qualcosa sicuramente cosi come lo studio e l’aggiornamneto continui sono necessari ma addirittura disinformazione non mi sembra, senza peccare di presunzione

  4. Niki
    13/10/2016
    Rispondi

    Salve,
    sono un membro fondatore dell’Associazione Biodistretto Casentino e ho appena visto il programma di Report che non mi ha sorpreso per niente.
    Il conflitto di interesse delle certificazioni esterne (-se non gli approvo la partita lui cambia certificatore e io chiudo-) porta inevitabilmente a corruzione.
    Per questa ragione sempre più sta prendendo forza il sistema di Garanzia Partecipata che coinvolgendo direttamente il consumatore via Gruppi di Acquisto Solidale locali, mediante visite annuali alle piccoli aziende agricole locali, crea un rapporto di fiducia e conoscenza fra produttore e consumatore.
    Il dire che il Biologico non esiste è un semplicismo spesso proclamato dai cinici e da chi produce male ma vuole tacere la coscienza. Il Biologico esiste ed è spesso di grande qualità ma non è possibile aspettarsi che abbia i prezzi della grande distribuzione anche se più alti dei prodotti non bio. Chi vuole comprare Biologico, quello vero, deve coinvolgersi direttamente, informarsi a conoscere i produttori, di quelli come Walter che scrive sopra, che coltiva biologico per passione e per una scelta etica.

  5. Bianca
    16/10/2016
    Rispondi

    Brava dotto.ssa Alleva concordo con quanto lei scrive. Mi rammarico anch’io che ci sia l’opinione comune che tutto il biologico sia una truffa inoltre la gente preferisce acquistare prodotti non bio perché meno costosi a discapito della propria salute perché poco informata sui danni prodotti dai pesticidi. Inoltre esiste il malcostume di essere disposti a pagare di più per cellulare, auto e altri beni di non prima necessità che non per l’alimentazione. In Italia la percentuale del proprio reddito investito nel cibo è solo del 18% inoltre un terzo del cibo finisce nel cassonetto. Purtroppo manca una cultura che ci riporti a un migliore rapporto con il cibo, la natura e noi stessi, meno sprechi e meno consumismo.

  6. Gentile Renata, ho letto il suo articolo sul Bio di Report e i pesticidi.
    Report ha tagliato 4 ore di girato della nostra azienda Agricola GRAINS e di un’altra azienda agricola proprio riguardante tutto ciò che facciamo sui campi di buono per il bio.
    Alla Gabanelli bastava mettere in ridicolo il sistema di controllo.
    Ci lavoriamo da 25 anni per mettere a punto questo sistema. Avremo la piattaforma elettronica, ma non basterà.
    Io viaggio all’estero perché in italia non c’è stata sinergia per convertire i produttori agricoli e spero tanto che ciò avvenga ora.
    Io ero un venditore di pestici, mio padre cominciò nel 65.
    Dall’88 abbiamo cambiato tutto e poi ho intrapreso la strada del bio.
    Nei tempi non sospetti si dice nel mio ambiente.
    Io spero che il mondo agricolo non sia stato scoraggiato da Report.
    Ma ormai il danno è fatto.
    Massimo Roncon

    • 18/10/2016
      Rispondi

      Grazie Massimo per la sua testimonianza. Magari Report coglierà l’invito nell’articolo di fare una puntata sul BIO fatto bene e userà le immagini girate nella sua azienda. Ce lo auguriamo

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