Incidenza di leucemia in Valle di NON e Rotaliana: qual è il nesso tra pesticidi, salute umana e produzione intensiva?


Oggi non si può parlare di dieta salutare senza pensare a come sono prodotti gli alimenti e che impatto hanno certe produzioni sull’ambiente, perché quell’ambiente è lo stesso in cui noi viviamo e respiriamo. Cosi, a miei occhi non può passare inosservato questo articolo che leggo  on line (http://www.trentotoday.it/cronaca/ail-trentino-leucemie-val-non-rotaliana.html) in cui il presidente  dell’AIL (Associazione Italiana Leucemie) Roberto Valcanover, dichiara che la Valle di Non e Rotaliana sono le zone del Trentino in cui c’è la maggiore incidenza di leucemie. L’articolo riporta che in Trentino, ogni anno, ci sono circa 20 casi in età pediatrica e circa 80 in età adulta tra leucemie, linfomi e mielomi. I dati provengono dal reparto di ematologia dell’ospedale di Bolzano, e riguardano i trentini che sono stati trapiantati a Bolzano, pertanto sono dati certi- riporta l’articolo.

Certo non possono passare inosservati, perché la Val di Non e la Rotaliana sono zone in cui si pratica agricoltura intensiva (meleti e vigneti) in cui vengono impiegate enormi quantità di pesticidi, che poi diffondono nell’ambiente.

Non passano inosservati soprattutto se si pensa che il nostro studio pilota, condotto su un piccolo gruppo di 33 residenti, in Val di NON a ridosso dei meleti, e pertanto esposti passivamente a pesticidi, ha dimostrato che l’esposizione è in grado di indurre un danno al DNA, che è riparabile, ma ha anche dimostrato che i sistemi di riparazione diventano inefficenti e riparano più lentamente quando l’esposizione diventa troppo elevata (Alleva et al, Mol Nutr Food Res. 2016 Oct;60(10):2243-2255. doi: 10.1002/mnfr.201600005 ; Alleva et al, 2018 Environ Toxicol. 2018 Jan 23. doi: 10.1002/tox.22534). Ossia, troppi pesticidi insieme, creano un “burden”che è un insulto eccessivo, tale da mettere in difficoltà i sistemi di riparazione cellulari endogeni, che sono deputati a mantenere la integrità del DNA, quando subisce dei danni. Tuttavia questo non vuol dire che sicuramente un esposto svilupperà un tumore, ma possiamo dire che l’esposizione ambientale crea dei perturbamenti che se avvengono in persone predisposte, o in momenti critici in cui si stava trasformando già una cellula normale in tumorale, i pesticidi possono accelerare e spingere questa trasformazione. Sui tumori onco-ematologici l’esposizione ambientale ad agenti carcinogeni e mutagenici, riveste un ruolo importante e soprattutto il problema è importante anche per chi, oltre ai residenti, è esposto per motivi di lavoro, come gli agricoltori. Un recente studio svolto su coltivatori di soia confrontati con un gruppo di controllo, rappresentato da impiegati in ufficio, ha dimostrato che gli agricoltori esposti a miscele a base di glifosato, funghicidi ed insetticidi avevano  un DNA con una maggiore ipermetilazione,  che correlava con un danno maggiore al DNA, suggerendo che l’esposizione cronica a queste miscele, anche  se a basse dosi ma per periodi prolungati-condizione che accomuna sia residenti in aree altamente trattate con pesticidi che agricoltori- determina una instabilità del genoma che mantenuta per molto tempo, può essere una condizione determinante nello sviluppo di patologie tumorali e non solo di queste (Benedetti D et al. Mutagenesis. 2017 Dec 13. doi: 10.1093/mutage/gex035)

Un aumento del rischio di Mieloma Multiplo è stato riportato anche da un altro studio che comprendeva 577 casi di MM e 2700 controlli (Int J Cancer. 2016 Oct 15;139(8):1703-14. doi: 10.1002/ijc.30218.).

E parallelamente diverse meta-analisi, hanno riportato una associazione positiva tra esposizione residenziale a pesticidi delle donne in gravidanza e bambini e aumentata incidenza di leucemie pediatriche, puntando l’attenzione sul ruolo dell’ esposizione pre-concenzionale dei genitori nello sviluppo della patologia tumorale del nascituro, anche  in età successiva (Environ Int. 2011 Jan;37(1):280-91; Cien Saude Colet. 2011 Mar;16(3):1915-31.)

Del resto in Val di Non e in quella Rotaliana, l’esposizione, c’è da anni, ed è elevata, visto che l’ulitmo report ISPRA 2016, colloca il Trentino ed il Veneto tra due regioni italiane che maggiormente utilizzano  pesticidi, con quantità superiori a 10 kg, per ettaro di superfice coltivabile (SAU).

Tutti gli studi che mostrano un aumento del rischio da esposizione a pesticidi, certamente necessitano di anni e di ampi studi epidemiologici per essere più determinanti, tuttavia ma i risultati ottenuti fino ad ora dagli studi pubblicati, sarebbero già sufficienti per applicare il principio di precauzione, ossia ridurre le esposizioni di agricoltori e residenti, e come farlo?

Quando si discute allora su che tipo di agricoltura fare, a me la risposta sembrerebbe ovvia, una agricoltura mirata ad utilizzare, meno pesticidi possibile, che abbia un impatto ambientale sostenibile, e che sia anche una agricoltura che punti sulla biodiversità e non sulle monoculture o gli OGM che non riducono affatto l’impatto dei pesticidi. Eppure, oggi sono proprio l’agricoltura biologica o biodinamica, o se vogliamo chiamarla senza marchi, quell’agricoltura “più pulita” a subire i maggiori attacchi. E se si capiscono le problematiche ambientali importanti, dietro a certe coltivazioni, si capisce da consumatori quanto significhi poco il residuo minimo di pesticidi che abbiamo negli alimenti, primo perché sono tante sostanze a piccole quantità il cui effetto sinergico non è stato studiato (eppure quando dobbiamo prendere tre farmaci insieme ci facciamo molti scrupoli sull’interazione) ma forse più importante è appunto valutare- e qui abbiamo più certezze- che danni fanno all’ambiente, inquinando acque e terreni e minacciando la salute dei residenti, che respirano queste sostanze. E’ su questa considerazione che dovremmo fermarci a pensare, pensare che forse non ce la raccontano tutta, e bene la verità. Poi se torniamo alla scienza, sono numerosi ormai gli articoli scientifici,  che attestano che se confrontati con le produzioni che utilizzano pesticidi e allevamenti intensivi, alimenti biologici hanno mostrato un maggior contenuto di polifenoli e vitamina C (frutta, verdura, cereali), di acidi grassi omega-3 (carni, latticini e yogurt,) e poiché questi composti svolgono un ruolo protettivo, probabilmente anche in questo caso i prodotti biologici potrebbero tradursi in un vantaggio per la salute

 

Średnicka-Tober et al; Br J Nutr. 2016 Mar 28;115(6):994-1011.

Barański M el al.Br J Nutr. 2014 Sep 14;112(5):794-811. doi: 10.1017/S0007114514001366. Epub 2014 Jun 26.

Mie et al. Environmental Health (2017) 16:111 DOI 10.1186/s12940-017-0315-4

Mostafalou S. et al., Arch Toxicol. 2017 Feb;91(2):549-599. doi: 10.1007/s00204-016-1849-x

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