Il prezzo insostenibile del cibo a basso costo: e se non fosse il biologico a costarci di più?


Quanto costa il biologico? Troppo. Un pollo biologico mi costa il doppio. Ma qual è il vero costo di questo pollo? Si perché siamo abituati a vedere cosa c’è dietro il costo di un vestito, lo tocchiamo, vediamo com’è la stoffa, se è di buona qualità, se è scadente e ci preoccupiamo se è sintetica, sul cibo no, la maggior parte di persone sceglie solo in base al costo, senza pensare che dietro questo prezzo vantaggioso c’è un doppio prezzo da pagare. Ed è quello che è messo bene in evidenza nel breve video “A Tale of Two Chickens” (https://www.youtube.com/watch?time_continue=220&v=KVTLLrP9uOg) 

Può un pollo costare meno di un filone di pane? Inizia cosi il documentario, mettendo in evidenza quali sono i reali costi del cibo apparentemente a basso costo: dietro ad un pollo prodotto intensivamente c’è il danno ambientale che tali allevamenti producono. In un allevamento intensivo gli animali costretti a vivere stipati senza spazio per muoversi, condizioni che facilitano la diffusione di infezioni, per le quali vengono richieste grandi quantità di antibiotici, che poi restano nelle carni che noi mangiamo, contribuendo all’antibiotico resistenza che oggi   è un problema assai diffuso per cui l’OMS ha lanciato un allarme, invitando proprio gli allevamenti intensivi a ridurne l’uso.

C’è un costo ambientale: questi allevamenti sono alimentati con cibo prodotto industrialmente con un largo uso di pesticidi, che inquinano le acque, e riducono la biodiversità che è strettamente legata alla salute umana. Il costo ambientale è anche legato ai gas serra (ammoniaca, anidride carbonica e ossido di azoto) che contribuiscono a diminuire lo strato di ozono.

Di fatto noi paghiamo tasse per sostenere questo modello di produzione che ha costi ambientali, che poi richiedono interventi per sanare tale disastri (acque inquinate da pesticidi, effetto serra, cambi climatici che influenzano pesantemente la produzione agricola). E questo vale per tutti i cibi, verdura e frutta coltivati intensivamente, carni e latte prodotti da animali che oltre ad essere allevati in condizioni non eticamente sostenibili, sono alimentati e cresciuti con controllo di farmaci.

Quando acquistiamo, dobbiamo sapere che dietro un basso costo, si nascondono condizioni lavorative non sicure per chi produce quello stesso cibo. Bisogna chiedersi a chi conviene mantenere questo cibo “apparentemente” a basso costo, che ha un doppio prezzo, quello che chi acquista paga subito e quello che tutta la comunità pagherà dopo.

Ci dovremmo chiedere perché supportare questo “modo distruttivo” di produrre cibo, non sano per noi e neanche per l’ambiente, che viene inquinato gravemente, e cosa possiamo fare noi per interrompere questo assurdo modo di produrre, che ha degli effetti deleteri sulla salute del pianeta e dell’uomo?

Innanzitutto, scegliere e comprare da chi produce cibo in modo sostenibile, rispettando l’ambiente; tornando al nostro pollo, chi alleva in modo biologico, lascia gli animali liberi, non usa antibiotici, non usa mangimi industriali, prodotti con pesticidi, insomma produce un animale più sano che poi ha anche una migliore composizione delle carni (più grassi omega-3 e poli-insanturi e meno grassi saturi). Ma questo vale per chi produce verdure e frutta senza pesticidi, e latte e yogurt e carni bovine, la cui qualità oggi è drasticamente diminuita a vantaggio dei contaminanti (pesticidi, antibiotici, metalli pesanti, cadmio, piombo, o arsenico)

Impegnarsi per fa si che chi produce inquinando, paghi un prezzo in tasse e far si che lentamente si converta ad un modo più sostenibile e rispettoso della terra. Attualmente,e paradossalmente a pagare il prezzo più alto oggi sono i produttori biologici, ai quali non viene riconosciuto l’importante lavoro che fanno nel mantenere la qualità dell’ambiente in cui producono

Noi nutrizionisti dovremmo incentivare le persone a fare una dieta più sana, specificando anche la enorme differenza che c’è tra un prodotto biologico e uno convenzionale, ricordando che ad esempio tra i prodotti vegetali, i biologici hanno dal 20 al 60% in più di antiossidanti e polifenoli, e sono esenti da pesticidi di sintesi che sono nocivi sia per l’ambiente che per l’uomo

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1 Commento

  1. Pierpaolo Tontarelli
    12/02/2018
    Rispondi

    Bellissimo articolo Dottoressa, io aggiungerei anche una certa informazione a livello scolastico una sorta di educazione alimentare a partire dalle scuola elementari.

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